Grazie Pasquale!

Foto Gruppo Grazie Pasquale

Potrebbe bastare solo questo, a tutti gli esperti e appassionati dell'universo dei camion, per esprimere la soddisfazione, la gioia e lo stupore nel sapere che al mondo esistono persone come Pasquale.

Macchina a Rimorchio

Persone che negli anni 70, con roulotte e famiglia al seguito, si avventurano nel “Middle est” spinti dalla passione per i bisonti della strada…e oggi diremmo…anche da una buona dose di incoscienza.
A lui è attribuibile una documentazione fotografica da far invidia ad un archivio di Stato a cui si sommano aneddoti, esperienze e storie di vita da lasciar a bocca aperta chi divora i suoi libri e chi, soprattutto, ha la fortuna di vederlo di persona in occasione dei vari pranzi-raduni-incontri che vedono la luce grazie a Truck Italia Forum.
Quello che preme sottolineare in questa breve presentazione del personaggio non è tanto quello che ha fatto, tra l’altro visibile nei suoi libri come Profumo di Nafta, Macchina e Rimorchio, quanto lo spirito dell’epoca che ha immortalato sui suoi rullini, lo spirito di avventura misto all'idea di libertà che pervadeva sia i soggetti delle foto ma anche lo stesso Pasquale.
I libri pieni zeppi di fotografie sono comparabili in tutto e per tutto a libri di storia del trasporto. Le foto immortalano infatti il trasporto negli anni 60-70-80, ma non quello a cui siamo abituati noi oggi, o magari il trasporto limitato ai confini europei, no sarebbe stato troppo facile. Quel “Trasporto” è un mondo selvaggio, avventuroso, incerto, sconfinato. Passaggi impervi, temperature polari, sabbia, fango, salite, mezzi che oggi sembrano preistorici, solidarietà tra colleghi, aiuti reciproci, soddisfazione per lo scarico/carico avvenuto e il ritorno a casa. Oggi forse si coglie con difficoltà lo spirito dell'epoca, imbrigliati come siamo tra camion iper tecnologici, tempi stretti, distribuzione, logistica e marketing.
Un tempo tutto ciò era sconosciuto. All’epoca dettavano legge l’avventura, la passione fino al midollo per il proprio lavoro, il coraggio, la lentezza del viaggio, l’assaporare ogni aspetto come ogni sfumatura o colore di una cammino che poteva durare anche mesi. Indubbiamente, e non è una metafora, si partiva in un modo e si tornava in un altro. Non ci rendiamo conto di cosa significhi viaggiare un mese su un vecchio Fiat 619 lento, fumoso e rumoroso attraverso la Siria, la Giordania, l’Iraq…indubbiamente si torna arricchiti, si torna più “pesanti” dell’andata.
Queste immagini di un trasporto pionieristico e avventuroso annoverano anche l’uomo, il camionista, che con il suo fido scudiero metallico arranca e avanza verso l’ Oriente. Camionisti sorridenti in posa nonostante il freddo o il caldo. Camionisti sdraiati sotto i camion zoppi, camionisti che in mezzo al nulla resuscitavano un motore, persone che vivevano per trasportare e non che trasportavano per vivere. La passione era pura, cementificata in ogni bullone del camion, in ogni metro percorso e in ogni camionista. Meglio fermarsi qui però, è giusto dare solo l’idea di chi stiamo parlando, stimolando la curiosità, far appena capire la fortuna che abbiamo noi appassionati nel poter usufruire di racconti e foto di un personaggio del genere. Il resto è tutto da scoprire fantasticando e sognando ad occhi aperti su splendide fotografie d’epoca.

Profumo di Nafta

Ancora un Grazie Pasquale, questa volta per la disponibilità che hai nell’ incontrare e intrattenere i membri di Truck Italia Forum. Disponibilità che lascia tutti a bocca aperta e merce non comune ai “guru” di qualsiasi settore o campo.
Qui di seguito gli ultimi racconti pubblicati nel Truck-Italia-Forum, nella sezione I DIARI DI VIAGGIO.

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TURCHIA E IRAN 1975

Scritto da profumo di nafta, 04/09/2009, 10:54

Pubblicato su TRUCK WORLD I DIARI DI VIAGGIO | Risposte: 429 - Visite: 6292 - Letto

Visto che alcuni mi hanno chiesto un racconto sul mio viaggio a Teheran del 1975, sono andato a riprendermi la piccola relazione che avevo fatto allora e ve la proporrò integrale nella sua ingenuità e con tutte le lacune del caso. Perché dovete sapere che quando sono partito sapevo niente del traffico di TIR che c’era allora, tutto l’ho imparato strada facendo e niente sapevo delle strade, delle città, di tutto. Sono stato incosciente e disgraziato, lo so, ma ormai è fatta, e trent’anni dopo ho rifatto la stessa strada e vi racconterò anche quello, successivamente. Non sapendo niente, non sapevo neanche del Londra Camping, per cui non ci sono stato. L’ho solo visto di sfuggita passandoci vicino, così non sapevo i nomi dei passi da affrontare. La mia intenzione era di andare più avanti possibile, pronto a tornare indietro in qualsiasi momento, poi sono arrivato a Teheran.
Magari integrerò il testo con delle osservazioni e poi inserirò foto sia del paesaggio che dei camion.
Da domani si parte, a puntate.

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AUSTRALIA - CANGURI E ROAD TRAINS

Scritto da profumo di nafta, 06/03/2011, 19:37

Pubblicato su TRUCK WORLD I DIARI DI VIAGGIO | Risposte: 738 - Visite: 5720 - Letto

Dopo averla tanto sognata finalmente l’Australia diventerà una realtà. Ci andrò.
Ci vado con mia moglie, mia figlia ed una coppia di amici, Gianni e Daniela con relativa figlia, Beba.
Tutto organizzato per bene, tramite la filiale italiana della Britz, una grossa catena di autonoleggio che ha un suo recapito a Firenze che ha provveduto a tutte le prenotazioni, voli e noleggio auto, più primo hotel a Alice Springs, dove arriveremo.
Pronti, via. Grande emozione. Grandi aspettative, grande entusiasmo.

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GIOVEDI’ 7/10/1999

Tanto per gradire.
Partenza da Torino Caselle 19,25 arrivo Francoforte 20,35
Partenza Francoforte 23,55 arrivo Bangkok 10,45 ora italiana come per il seguito
Partenza Bangkok 12,15 arrivo Melbourne 20,40
Melbourne 20,55 Sydney 11,20 sabato. Cambio aereo
Arrivo ad Alice Springs ore 14 circa.
Morale 26 ore tra aeroporti, volo Qantas su boeing 747 e Airbus da Syney a Alice S:
Dura arrivarci. Aerei strapieni, non puoi stenderti, ti cucchi almeno 4 film e un mucchio di pasti, non sai più che ora è, perdi ogni nozione del tempo.

SABATO 9/10

ALICE SPRINGS KM 67

Presa di possesso della camera al Red Centre Hotel e consegna della Toyota Land Cruiser da 6 posti e visita della città.
Il Red Centre Hotel è costituito da bungalows in mezzo agli eucalipti con migliaia di pappagalli che non stanno zitti un secondo e ha il vantaggio di essere sulla Stewart, proprio in faccia all’area di servizio BP night and day dove c’è la assembly area , il piazzale dove si compongono i road trains.
Meglio di così non poteva andare. Ho il mio primo contatto con i R.T. che poi vedrò circolare allegramente per la città, quando sto sulla strada mentre gli altri sono al centro commerciale a fare provviste. Qui arriva la ferrovia da Adelaide che proprio qui ha il capolinea. Si scaricano i containers e da qui in là ci penseranno i camion.
Si cena al “Saloon”, un locale di stile western dove danno ottime bistecche, ma chi vuole può mangiare il piatto tradizionale, canguro, coccodrillo, cammello. Qualcuno lo fa.
Non sembra molto soddisfatto

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FAR WEST 1979

Scritto da profumo di nafta, 30/11/2010, 12:52

Pubblicato su TRUCK WORLD I DIARI DI VIAGGIO | Risposte: 228 - Visite: 1769 - Letto

Come ho già detto altre volte per i miei racconti di viaggio scelgo in base all’interesse “camionistico”, in modo da corredare il racconto con foto più possibili interessanti. Ripeto, non voglio fare la guida del Touring ma al primo posto ci sono, ovviamente, i camion.
Per cui, se siete d’accordo vi proporrò un banalissimo viaggio negli USA del 1979. Banalissimo perché oramai dappertutto si vedono solo più camion americani, musoni rutilanti e splendenti, e si sa tutto sul mondo americano dei trucks. Io cercherò invece di proporvi quello che ho visto io in quel giro in California, Arizona, Utah, Nevada e magari vi presenterò foto che ho già postato, ma abbiate pazienza, e altre magari non bellissime ma significative di cosa c’era in Usa in quegli anni, ovvero almeno 3 generazioni di camion di marche anche già scomparse da tempo.
A presto

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ETIOPIA 2008

Scritto da profumo di nafta, 04/10/2010, 11:19

Pubblicato su TRUCK WORLD I DIARI DI VIAGGIO | Risposte: 146 - Visite: 1289 - Letto

Cari amici,
per tutta l’estate ho letto i vostri scritti e ne sono rimasto molto divertito oltre che ammirato.
Verrebbe veramente la pena di raccoglierli in un libro. Verrebbe una gran bella cosa
Quindi complimenti sinceri a tutti e spero che continuiate a scrivere e raccontare quelle cose che solo voi potete raccontare, le vostre storie sono “vissute” e non solo immaginate o teorizzate.
Grazie veramente a tutti, indistintamente.
Ho pensato che fosse ora che mi ripresentassi anch’io e se siete d’accordo vi porterò in Etiopia in un viaggio che ho fatto nel 2008 percorrendo 2653 km su strade quasi inesistenti e bruttissime.
Un viaggio fatto incontrando centinaia di camion Fiat 682 che laggiù vanno per la maggiore, accanto agli Eutotrakker e ai Trakker oltre a tutte le altre marche europee e cinesi.
A presto

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IL DESERTO DEI TARTARI- MONGOLIA E DINTORNI

Scritto da profumo di nafta, 15/05/2010, 18:01

Pubblicato su TRUCK WORLD I DIARI DI VIAGGIO | Risposte: 91 - Visite: 1169 - Letto

MONGOLIA

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E’ una sera di inverno del 2003 quando la mia amica Gloria (che con suo marito Beppe già era stata in Egitto e in altri viaggi con noi) mi telefona all’ora di cena e mi chiede se vogliamo andare in Mongolia. Non la lascio neanche finire, non sento neanche mia moglie, le dico subito si. “ Ah va bene allora, ci sentiamo poi per i dettagli”. Mia moglie mi chiede che cosa voleva, ah niente mi ha chiesto se andiamo in Mongolia, ho detto sì. “Bene, quando si parte?.
Non ho pensato neanche un attimo se avevo il grano, se avevo le ferie, non ho pensato a niente, ho detto sì e basta.
Della Mongolia sapevo: Gengis Khan, Ulan Bator, la capitale e basta.
Comincio a comprare una guida e a informarmi un poco. Mi dice che in tutta la Mongolia ci sono solo 30 km di strada asfaltata.
Ma figurati….Queste guide Lonely Planet cercano sempre il lato suggestivo, non posso crederci.
Gloria ha già smanettato su Internet e ha già predisposto tutto direttamente con un’agenzia mongola.
Poco tempo dopo i piani sono studiati al completo. Aereo fino a Pechino, treno da Pechino a Ulan Bator, partenza con pulmino Uaz e giro con previsione di almeno sei notti in tenda. La tenda bisogna portarsela da casa. Con noi autista, cuoca e guida parlante inglese. Fatto.

Le attese erano smisurate ma nessuna di queste sarà delusa. Questo viaggio rimarrà per sempre impresso e per sempre rimarremo orgogliosi di quello che abbiamo fatto , di come ci siamo riusciti e di quello che abbiamo affrontato, dai disagi all’adattamento a ogni situazione.
Siamo stati in un paese di cui non si conosce niente da Gengis Khan in poi, quindi tutto è stato una scoperta , dalla gente ai luoghi. Abbiamo scoperto che i mongoli sono alti e belli ( le donne poi…..) amano ridere e sono ospitalissimi, vivono ancora in simbiosi con i cavalli, non possono soffrire i cinesi e non sono poi così scaldati sulla democrazia che si sono praticamente trovata senza che questo sconvolgesse un sistema di vita che nessun regime, dittatoriale o no può influenzare più di tanto.
Eravamo increduli sulla mancanza di strade, poi abbiamo toccato con mano che è vero e siamo ancora increduli adesso, possibile, ci diciamo che abbiamo fatto tutti quei km senza una strada, solo su piste, quando c’erano? Ebbene sì.
Non ci saranno camion, allora in Mongolia ci si chiederà. Ci sono, ci sono e come che ci sono.
Tutto il peso del trasporto da e per la Mongolia grava sulla ferrovia transmongolica che la attraversa tutta da sud a nord, dalla Cina alla Russia.Ma la ferrovia è una sola e solo quella, la Mongolia è grande quasi 4 volte l’Italia, dalla capitale tutto quello che viene scaricato dai treni viene portato dai camion in tutto il paese.
I camion sono tutti russi, almeno lo erano quando ci sono stato io. Maz, Zil, Kraz e Kamaz. Venendo via ho intravisto un Western Star, ma non escludo che fosse russo.La maggior parte del trasporto è quello di pregiatissima lana sia di pecora e ancora di più di cammello. Ma siccome i mongoli sono per lo più nomadi, quando cambiano posto chiamano un camion che si carica casa e tutto e la trasporta altrove, mentre qualcuno della famiglia invece porterà tutti gli animali, mucche, pecore, cavalli e cammelli attraverso le praterie fino alla nuova destinazione.
Per informazione più di dieci anni fa un trasportatore di Gorizia, Zottich, con due camion, un mercedes e un turbostar è andato da Mosca a Ulan Bataar a portare le suppellettili per l’ambasciata italiana ed è stato il primo occidentale a passare col camion dalla frontiera di Ulan Ude tra Russia e Mongolia. Quando il mio amico svizzero che ogni anno organizzava almeno due viaggi dalla Svizzera alla Mongolia con materiale umanitario per i bambini (con un Foden ex Friderici) è arrivato a Ulan Ude ha detto ai doganieri di essere il primo occidentale a passare di lì gli hanno risposto no caro due anni fa c’è passato un italiano.