MONGOLIA

E’ una sera di inverno del 2003 quando la mia amica Gloria (che con suo marito Beppe già era stata in Egitto e in altri viaggi con noi) mi telefona all’ora di cena e mi chiede se vogliamo andare in Mongolia. Non la lascio neanche finire, non sento neanche mia moglie, le dico subito si. “ Ah va bene allora, ci sentiamo poi per i dettagli”. Mia moglie mi chiede che cosa voleva, ah niente mi ha chiesto se andiamo in Mongolia, ho detto sì. “Bene, quando si parte?.
Non ho pensato neanche un attimo se avevo il grano, se avevo le ferie, non ho pensato a niente, ho detto sì e basta.
Della Mongolia sapevo: Gengis Khan, Ulan Bator, la capitale e basta.
Comincio a comprare una guida e a informarmi un poco. Mi dice che in tutta la Mongolia ci sono solo 30 km di strada asfaltata.
Ma figurati….Queste guide Lonely Planet cercano sempre il lato suggestivo, non posso crederci.
Gloria ha già smanettato su Internet e ha già predisposto tutto direttamente con un’agenzia mongola.
Poco tempo dopo i piani sono studiati al completo. Aereo fino a Pechino, treno da Pechino a Ulan Bator, partenza con pulmino Uaz e giro con previsione di almeno sei notti in tenda. La tenda bisogna portarsela da casa. Con noi autista, cuoca e guida parlante inglese. Fatto.
Le attese erano smisurate ma nessuna di queste sarà delusa. Questo viaggio rimarrà per sempre impresso e per sempre rimarremo orgogliosi di quello che abbiamo fatto , di come ci siamo riusciti e di quello che abbiamo affrontato, dai disagi all’adattamento a ogni situazione.
Siamo stati in un paese di cui non si conosce niente da Gengis Khan in poi, quindi tutto è stato una scoperta , dalla gente ai luoghi. Abbiamo scoperto che i mongoli sono alti e belli ( le donne poi…..) amano ridere e sono ospitalissimi, vivono ancora in simbiosi con i cavalli, non possono soffrire i cinesi e non sono poi così scaldati sulla democrazia che si sono praticamente trovata senza che questo sconvolgesse un sistema di vita che nessun regime, dittatoriale o no può influenzare più di tanto.
Eravamo increduli sulla mancanza di strade, poi abbiamo toccato con mano che è vero e siamo ancora increduli adesso, possibile, ci diciamo che abbiamo fatto tutti quei km senza una strada, solo su piste, quando c’erano? Ebbene sì.
Non ci saranno camion, allora in Mongolia ci si chiederà. Ci sono, ci sono e come che ci sono.
Tutto il peso del trasporto da e per la Mongolia grava sulla ferrovia transmongolica che la attraversa tutta da sud a nord, dalla Cina alla Russia.Ma la ferrovia è una sola e solo quella, la Mongolia è grande quasi 4 volte l’Italia, dalla capitale tutto quello che viene scaricato dai treni viene portato dai camion in tutto il paese.
I camion sono tutti russi, almeno lo erano quando ci sono stato io. Maz, Zil, Kraz e Kamaz. Venendo via ho intravisto un Western Star, ma non escludo che fosse russo.La maggior parte del trasporto è quello di pregiatissima lana sia di pecora e ancora di più di cammello. Ma siccome i mongoli sono per lo più nomadi, quando cambiano posto chiamano un camion che si carica casa e tutto e la trasporta altrove, mentre qualcuno della famiglia invece porterà tutti gli animali, mucche, pecore, cavalli e cammelli attraverso le praterie fino alla nuova destinazione.
Per informazione più di dieci anni fa un trasportatore di Gorizia, Zottich, con due camion, un mercedes e un turbostar è andato da Mosca a Ulan Bataar a portare le suppellettili per l’ambasciata italiana ed è stato il primo occidentale a passare col camion dalla frontiera di Ulan Ude tra Russia e Mongolia. Quando il mio amico svizzero che ogni anno organizzava almeno due viaggi dalla Svizzera alla Mongolia con materiale umanitario per i bambini (con un Foden ex Friderici) è arrivato a Ulan Ude ha detto ai doganieri di essere il primo occidentale a passare di lì gli hanno risposto no caro due anni fa c’è passato un italiano.